Il Piano Casa del Lazio è stato prorogato fino al 31 maggio 2017. Lo slittamento dei termini è avvenuto, dopo un acceso dibattito politico, con l’approvazione della manovra finanziaria regionale.

La norma per il rilancio dell’edilizia, più volte prorogata, era in scadenza al 31 gennaio 2017, ma non erano state intraprese iniziative per un ulteriore allungamento dei termini.

Sull’argomento si è registrato un forte scontro politico, ma alla fine ha vinto una soluzione di compromesso. I mesi aggiuntivi riconosciuti al Piano Casa permetteranno di mantenere un panorama di continuità e non disincentiveranno i privati interessati ad avviare gli interventi di ampliamento.

Nel frattempo, la Regione lavorerà alla legge regionale per la rigenerazione urbana che, oltre a regolare gli ampliamenti volumetrici, consentirà un approccio più completo al tema delle demolizioni, ricostruzioni e delocalizzazioni degli edifici essitenti.

Fino al 31 maggio 2017 sarà quindi possibile avviare interventi di ampliamento e demolizione e ricostruzione degli edifici residenziali e a destinazione diversa.

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Dichiarazione di Conformità di Impianti installati negli edifici del territorio del Comune di Roma ai sensi del D.M. 37/08 s.m.i. relative ai Permessi di Costruire, alle D.I.A. riguardanti immobili con domanda di condono in corso non ancora definita o alle D.I.A. riguardanti immobili ricadenti nei piani di zona (L.167/62) depositate presso il Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica – Direzione Attuazione degli Strumenti Urbanistici – non verranno accettate dichiarazioni relative a titoli edilizi acquisiti presso i Municipi (D.I.A., S.C.I.A., ecc.).

La presentazione delle Dichiarazioni di Conformità Impianti si esegue presso la stanza n. 2 al piano terra dello stabile di Viale della Civiltà del Lavoro n. 10.
La Dichiarazione di Conformità non redatta sul modello allegato al D.M. 37/08 s.m.i. non verrà accettata. La stessa va presentata in doppia copia: una rimarrà depositata presso l’Ufficio (con gli allegati obbligatori, vedi Modello “Denuncia di inizio attività in alternativa al Permesso di Costruire” – file Pdf – Kb 397), l’altra sarà inviata alla Camera di Commercio competente per territorio di appartenenza della ditta installatrice degli impianti.
Si rammenta che la modulistica relativa al D.M. 37/08 è reperibile on line alla pagina “Dichiarazione Conformità Impianti – Modulistica” e presso il Front Office URP del Dipartimento.

Per ottenere il Certificato di Agibilità per immobili già oggetto di domanda di condono e per i quali sia stata già rilasciata la concessione in sanatoria (requisito, questo, indispensabile), occorre presentare specifica domanda all’Ufficio Condono Edilizio in Via di Decima n. 96 presso il Protocollo nei giorni dal lunedì al venerdì dalle ore 8,00 alle 15,00.

La domanda, modello 10 (scarica qui) sarà procedibile esclusivamente se accompagnata da Perizia Tecnica Asseverata redatta su uno dei tre modelli previsti dall’Ordine di Servizio n. 982/2013 (scarica qui), ovvero:

  • – modello 10/A/1 per immobili con destinazione d’uso residenziale (scarica qui);
  • – modello 10/A/2 per immobili con destinazione d’uso residenziale collettivo (scarica qui);
  • – modello 10/A/3 per immobili con destinazione d’uso commerciale, direzionale, artigianale, industriale (scarica qui)

L’eventuale inosservanza delle procedenti disposizioni e/o la compilazione parziale dei suddetti modelli, determineranno il rigetto dell’istanza.

Al fine di agevolare l’utenza per la corretta compilazione della documentazione da presentare, è stato predisposto apposito documento “Guida alla compilazione della richiesta del certificato di agibilità” modello 10/E (scarica qui).
L’utenza è vivamente consigliata di procedere ad una attenta lettura del documento nel quale vengono fissati i requisiti essenziali per una corretta redazione dell’istanza; sono infatti riportati i riferimenti normativi e gli ordini di servizio che regolano la materia.
Sono inoltre disponibili, ad ulteriore facilitazione nella redazione, i tre modelli di Perizia Tecnica Asseverata commentati, ovvero:

  • – modello 10/A/1/C per immobili con destinazione d’uso residenziale (scarica qui);
  • – modello 10/A/2/C per immobili con destinazione d’uso residenziale collettivo (scarica qui);
  • – modello 10/A/3/C per immobili con destinazione d’uso commerciale, direzionale, artigianale, industriale (scarica qui).

Acquisiti gli elementi di carattere generale per la presentazione dell’istanza, l’utente dovrà scaricare il modello specifico per la tipologia dell’immobile, procedendo con le seguenti modalità:

  • – estrazione della Guida alla compilazione della richiesta del certificato di agibilità;
  • – estrazione del modello commentato per la destinazione d’uso specifica (da utilizzare esclusivamente come guida), nel quale vengono indicati i campi obbligatori da compilare;
  • – estrazione del modello non commentato per la destinazione d’uso specifica e relativa redazione (la compilazione di modelli alterati anche solo in parte, determineranno il rigetto della domanda);
  • – presentazione e protocollazione della domanda e della Perizia Tecnica Asseverata presso il Protocollo UCE.

Dopo l’esperienza fin qui acquisita dall’8 marzo 2013 a tutt’oggi, si riportano di seguito gli errori più frequenti in cui sono incorsi gli utenti e che hanno determinato il rigetto dell’istanza:

  • – Modifica della Perizia Tecnica Asseverata con cancellazione di parti della stesso o aggiunte discrezionali del tecnico;
  • – Omessa timbratura/sottoscrizione da parte del tecnico della Perizia Asseverata;
  • – Documentazione obbligatoria non consegnata (ad es.: idoneità statica, DIA/SCIA/CILA, impianti elettrici dell’unità immobiliare/edilizia, caldaia e relativo bollino blu, agibilità del fabbricato, imbocco in fogna);
  • – Compilazione di modello di Perizia Tecnica Asseverata non congruo rispetto alla destinazione d’uso dell’unità immobiliare per la quale viene richiesta l’Agibilità;
  • – Incompleta dichiarazione al punto 1 della Perizia (Conformità Urbanistica) dell’ultima variazione catastale e della domanda di condono/concessione in sanatoria per la quale si richiede l’agibilità;
  • – Mancata o parziale compilazione dei campi obbligatori, quali ad esempio:
    . Mancata flaggatura (compilazione) del punto 1.5 della Perizia (campo obbligatorio), con il quale si dichiara che per l’unità non sono in corso di trattazione altre richieste di progetti edilizi;
    . Mancata o parziale compilazione del campo relativo alla salubrità dell’immobile (punto 2.1 della Perizia) e rapporto illuminante/aerazione (punto 2.5), campi obbligatori;
    . Mancata o parziale compilazione dei campi relativi ai servizi igienici, altezza locali, superfici;
  • – In assenza di Certificato di Agibilità (conseguente la licenza/permesso di costruire originario) non viene compilata la parte relativa all’unità edilizia (punto 5 Sicurezza Impianti e punto 6 Sicurezza Prevenzione Incendi) né viene presentata la relativa documentazione;
  • – Discordanza tra quanto viene asseverato e la destinazione d’uso (ad es. richiesta di Certifica di Agibilità per studio medico o casa di cura e asseverazione che non è necessario produrre ulteriore documentazione quale Certificato Prevenzione Incendi, Nulla Osta ASL, ecc.).

L’Agibilità attesta la sussistenza delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e degli impianti negli stessi installati, valutate secondo quanto dispone la normativa vigente.

Si può presentare la Domanda di Rilascio del Certificato di Agibilità e di Agibilità Parziale ai sensi degli art. 24 e 25 del D.P.R. 380/01 oppure depositare l’Attestazione di Agibilità, l’Attestazione di Agibilità Parziale e l’Attestazione di Agibilità per edifici /unità immobiliari dotati di certificato di Agibilità ai sensi dell’art. 25 c. 5 bis del D.P.R. 380/01 e s.m.i. introdotto dalla Legge 98/2013 modificato dalla Legge 164/2014.

La Domanda e l’Attestazione possono essere presentate:
Per l’intero “contenuto” del titolo abilitativo edilizio (Permesso di Costruire, Concessione Edilizia, Licenza Edilizia, DIA, SCIA, ecc.) e relative varianti (ai sensi dell’art. 24 c. 2 del D.P.R. 380/01).
Per “singoli edifici” o “singole porzioni” della costruzione, purchè funzionalmente autonomi, qualora siano state realizzate e collaudate le opere di urbanizzazione primaria relative all’intero intervento edilizio e siano state completate le parti comuni relative al singolo edificio o singola porzione della costruzione (ai sensi dell’art. 24 c. 4 bis del D.P.R. 380/01 e s.m.i. introdotto dalla Legge 98/2013)
Per “singole unità immobiliari”, purchè siano completate le opere strutturali, gli impianti, le parti comuni e le opere di urbanizzazione primarie o dichiarate funzionali rispetto all’edificio oggetto di agibilità parziale.
Per unità immobiliari comprese in edifici dotati di Certificato di Agibilità, a seguito di
– aumento e/o diminuzione dei vani;
– accorpamento di Unità Immobiliari;
– frazionamento di Unità Immobiliari;
– cambi di destinazione d’uso;
– demolizione e ricostruzione;
– ampliamento di unità immobiliari;
– diversa attribuzione di numeri civici alla/e unità immobiliari;
purchè non oggetto di condono edilizio ai sensi della Legge 47/85, Legge 724/94, Legge 326/2003.
Qualora le modifiche effettuate non abbiano comportato una delle situazioni sopra descritte non deve essere presentata l’Attestazione, ma occorre ottemperare agli obblighi di legge previsti dalle normative di settore.

Per le Attestazioni di Agibilità “La Regione Lazio disciplina con legge le modalità per l’effettuazione dei controlli” (comma 5 ter aggiunto dall’art. 30, c. 1, lettera h, legge 98/2013 poi così modificato dall’art. 17, c. 1, lettera p), legge n. 164/2014).

Nelle more dell’emanazione della Legge regionale, l’Amministrazione Comunale ha disciplinato le modalità per l’effettuazione dei controlli in autotutela sulle Attestazioni di Agibilità depositate ex art. 25 c. 5 bis D.P.R. 380/01 con Circolare n. 10501 del 21/01/2016 (f.to Pdf – Kb 156,17).

La Domanda e l’Attestazione di Agibilità saranno accettate SOLO se compilate sugli specifici modelli predisposti dall’Ufficio, disponibili nella pagina Modulistica.

La Domanda di rilascio del Certificato di Agibilità presentata priva e/o incompleta della documentazione obbligatoria ex D.P.R. 380/01 artt. 24 e 25, di quella necessaria per obblighi convenzionali a carico dell’operatore o regolamentari o altre disposizioni normative, della ricevuta del pagamento dei diritti di segreteria, l’Ufficio dichiarerà l’irricevibilità o l’inammissibilità o l’improcedibilità o l’infondatezza della stessa, tramite lettera raccomandata, chiudendo il procedimento in forma semplificata, ai sensi dell’art. 2 c. 1 della Legge 241/90 e s.m.i.

L’Attestazione di Agibilità presentata priva e/o incompleta della documentazione obbligatoria ex D.P.R. 380/01 artt. 24 e 25, di quella necessaria per obblighi convenzionali a carico dell’operatore o regolamentari o altre disposizioni normative, della ricevuta del pagamento dei diritti di segreteria, non produrrà effetti giuridici.

Al fine di una corretta presentazione sono state predisposte una Guida alla presentazione della Domanda di Agibilità e della Domanda Parziale di Agibilità (f.to Pdf – Kb 752) una Guida per la Domanda di Modifica del Certificato di Agibilità (f.to Pdf – Kb 616) ed una Guida al deposito dell’Attestazione di Agibilità (f.to Pdf – Kb 725) che si invitano a seguire, le quali forniscono le linee guida alla compilazione dell’Attestazione di Agibilità, delle Perizie Asseverate e l’elenco dei documenti da allegare ed i fac simili delle varie tipologie di “consistenza edilizia”.
Il pagamento dei diritti di segreteria può essere effettuato:
– tramite procedura on web accessibile dalla sezione “Servizi on line” del portale Roma Capitale: Servizi di riscossione reversali;
– tramite conto corrente bancario della Tesoreria di Roma Capitale, c/o Unicredit filiale 52,
codice IBAN: IT69P0200805117000400017084

RICERCA CERTIFICATI DI AGIBILITÀ / ATTESTAZIONE DI SILENZIO ASSENSO / ATTESTAZIONE DI AGIBILITÀ
Le ricerche dei Certificati di Agibilità, delle Attestazioni di Silenzio Assenso, del Deposito dell’Attestazione di Agibilità possono essere effettuate on web sul portale di Roma Capitale, previa registrazione, collegandosi alla sezione Archivio Licenze Agibilità, Abitabilità ed Uso.

RICHIESTA DI VISURA DEI FASCICOLI DI AGIBILITÀ
Presso l’Ufficio Agibilità è possibile effettuare la visura dei fascicoli relativi a domande di rilascio del Certificato di Agibilità non ancora definite.
Le richieste di visura saranno accettate SOLO se compilate sullo specifico modello predisposto dall’Ufficio disponibile nella pagina Modulistica, complete della documentazione prevista per legge e della reversale di pagamento dei diritti di visura previsti dalla Delibera di C.C. n. 68 del 28 luglio 2010:
– fascicolo anno corrente € 10,00
– fascicolo anni pregressi dal 2000 € 13,50 + € 1,50
– fascicoli anni dal 1950 al 1999 € 28,50 + € 1,50;

Requisiti, tempi e modalità per accedere al SUET
Per accedere al SUET è necessario identificarsi al portale di Roma Capitale attraverso la procedura descritta al link Identificazione al Portale.
Inoltre, a partire dal 2 maggio 2016, i tecnici devono accreditarsi come “professionisti” al SUET attraverso l’apposita funzionalità del menu. Il Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica, previa verifica dei requisiti, abiliterà il tecnico a operare sulla piattaforma SUET.

Link SUET:

http://www.urbanistica.comune.roma.it/suet.html

Chi può accedere

Al servizio possono accedere:
•    i cittadini che vogliono avviare una delle procedure edilizie semplificate (CIL CILA) e in futuro SCIA e DIA o la richiesta di Permesso di Costruire;
•    i professionisti dotati di PEC e firma digitale che, per nome e per conto di uno o più soggetti legittimati (proprietari dell’immobile), compilano e predispongono la documentazione tecnico-amministrativa relativa alle richieste o ai depositi delle istanze edilizie semplificate.

A cosa serve
Il servizio consente ai professionisti di compilare e sottoscrivere online la propria relazione tecnica nonché di monitorare, insieme al cittadino che ha presentato l’istanza, tutto l’iter del processo istruttorio fino al suo esito e inoltrare tutte le successive comunicazioni previste dalla normativa in materia.
Il SUET è concepito anche per dare supporto ai dipendenti dell’Amministrazione capitolina e a quelli degli Enti esterni a Roma Capitale, secondo le specifiche competenze, nell’istruire le pratiche, esprimere pareri o verificare le istanze ricevute.

Che cos’è
Il SUET è uno sportello telematico a disposizione dei cittadini e dei tecnici professionisti progettato per semplificare la presentazione delle comunicazioni e delle istanze necessarie per la realizzazione degli interventi edilizi, agevolarne l’istruttoria  da parte degli uffici competenti, monitorarne lo stato d’avanzamento da parte di tutti i soggetti interessati sino alla conclusione dell’intervento edilizio.

Dal 16 maggio 2016 le comunicazioni relative a pratiche CIL (comunicazione di inizio lavori) e CILA (comunicazione di inizio lavori asseverata) non possono più essere presentate su supporto cartaceo, ma esclusivamente per via telematica mediante la piattaforma SUET, che consente agli uffici tecnici municipali di verificare quanto trasmesso online dai cittadini e dai professionisti.
Nei prossimi mesi, con una seconda fase del progetto di semplificazione,  sarà possibile presentare online  anche le pratiche di SCIA (segnalazione certificata di inizio attività), DIA (denuncia di inizio attività) e Permessi di Costruire.

Per il Comune di Roma è possibile verificare attraverso l’inserimento della “Via” il proprio municipio di appartenenza al seguente Link:

https://www.comune.roma.it/servizi/SITOWPS/

Chi può fare la richiesta
Il proprietario dell’immobile o chi ne abbia titolo (Affittuario, Usufruttuario o Compromissario acquirente, autorizzati dal proprietario).

Quando fare la richiesta 
Quando si vogliono eseguire le seguenti tipologie di lavori, previste dall’art. 6 del D.P.R 6 giugno 2001 n. 380 e ss.mm.ii.:
– le opere dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee e ad essere immediatamente rimosse al cessare della necessità e, comunque, entro un termine non superiore a novanta giorni;
– le opere di pavimentazione e di finitura di spazi esterni, anche per aree di sosta, che siano contenute entro l’indice di permeabilità, ove stabilito dallo strumento urbanistico comunale, ivi compresa la realizzazione di intercapedini interamente interrate e non accessibili, vasche di raccolta delle acque, locali tombati;
– i pannelli solari, fotovoltaici, a servizio degli edifici, da realizzare al di fuori della zona A) di cui al decreto del Ministro per i Lavori Pubblici 2 aprile 1968, n. 1444;
– le aree ludiche senza fini di lucro e gli elementi di arredo delle aree pertinenziali degli edifici.

Cosa fare
Una comunicazione di inizio lavori (C.I.L.) da presentarsi esclusivamente in modalità telematica attraverso la piattaforma SUET, attiva sul sito del Dipartimento P.A.U., al seguente indirizzo: http://www.urbanistica.comune.roma.it/suet.html.

Tempi
I lavori possono iniziare a partire dalla data di presentazione della documentazione suindicata.

Quanto costa
€. 251,24 di diritti di segreteria.

Sanzioni

La mancata comunicazione dell’inizio lavori ovvero la mancata trasmissione della relazione tecnica comporta il pagamento di €. 251,24 di diritti di segreteria e di una sanzione pecuniaria pari ad €. 1.000,00. Tale sanzione è ridotta di due terzi (€. 333,00) quando la comunicazione, se pure tardiva, viene fatta spontaneamente e l’intervento è in corso di esecuzione.

 

Metodo di pagamentoIl pagamento dei diritti di segreteria e dell’eventuale sanzione verrà effettuata, contestualmente alla presentazione dell’istanza, attraverso il canale telematico del sistema SUET.

 

Norme di riferimento 
D.P.R 6 giugno 2001 n. 380 e ss.mm.ii.;
Normativa comunale ( N.T.A. del PRG vigente, R.E.G., ecc…. ).

 

Ultimo aggiornamento 13 maggio 2016

In base all’art. 7, c. 2, lettera r) del D. L. 70/2011 e alla circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 19/E del 1/6/2012, dal 1° gennaio 2011 non è più obbligatorio indicare in fattura il costo del materiale separatamente da quello della manodopera. Tuttavia si consiglia di ignorare questa facilitazione solo “virtuale” in quanto il regime di applicazione dell’IVA permane diverso. Infatti, nell’ipotesi che il fabbricato sia a prevalente destinazione abitativa (L. 488/1999, art. 7, c.1), per quanto riguarda la prestazione di servizi l’IVA è al 10%. Lo stesso dicasi per la cessione di beni qualora questi siano di valore significativo, ma solo fino a concorrenza dell’importo della prestazione di servizi. Oltre questo importo l’aliquota è al 22% (dal 1/10/2013). Per la secondadomanda, qualora l’IVA rappresenti un costo -come per le persone fisiche -è detraibile. Non lo è se l’imposta è scaricabile, come nel caso delle aziende. Per i dettagli si veda il paragrafo 9 della “circolare entrate”.

Un edificio, per fruire delle detrazioni, deve essere esistente e avere un impianto di riscaldamento funzionante. Per edificio vale la definizione di cui all’art. 2 del D.Lgs. 192/05. Ancora, è “esistente”, se risulta accatastato o se almeno è stata presentata domanda di accatastamento e se vengono pagati i tributi dovuti. Inoltre, si ritiene che un impianto termico, per essere considerato tale, debba rispondere alla definizione di cui al punto l-tricies del comma 1 dell’Art.2 del D. Lgs. 192/05, come modificato dal decreto-legge 4 giugno 2013, n°63, coordinato con la legge di conversione 3 agosto 2013, n°90, che qui si riporta: “Impianto termico è un impianto tecnologico destinato ai servizi di climatizzazione invernale o estiva degli ambienti, con o senza produzione di acqua calda sanitaria, indipendentemente dal vettore energetico utilizzato, comprendente eventuali sistemi di produzione, distribuzione e utilizzazione del calore nonché gli organi di regolarizzazione e controllo. Sono compresi negli impianti termici gli impianti individuali di riscaldamento. Non sono considerati impianti termici apparecchi quali: stufe, caminetti, apparecchi per il riscaldamento localizzato ad energia radiante; tali apparecchi, se fissi, sono tuttavia assimilati agli impianti termici quando la somma delle potenze nominali del focolare degli apparecchi al servizio della singola unità immobiliare è maggiore o uguale a 5 kW . Non sono considerati impianti termici i sistemi dedicati esclusivamente alla produzione di acqua calda sanitaria al servizio di singole unità immobiliari ad uso residenziale ed assimilate”. Infine, anche qualora le precedenti condizioni fossero soddisfatte, occorre ricordare che il prerequisito per accedere alle detrazioni è sempre il conseguimento di un risparmio energetico e che questo è difficile da raggiungere nella dismissione di impianti a biomassa in quanto questa è considerata fonte fossile solo al 30% (cfr. faq 27).

L’intervento dal 1/1/2008 è agevolato dall’art. 1 c. 5 del citato “decreto edifici” che ammette a detrazione la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con impianti dotati di pompe di calore ad alta efficienza e con impianti geotermici a bassa entalpia con contestuale messa a punto ed equilibratura del sistema di distribuzione del calore. Per quanto sopra, non riteniamo agevolabili quegli impianti che costituiscono invece integrazione ad un impianto di climatizzazione invernale già esistente.

Nel caso di singole unità immobiliari come quella citata, occorrono solo due documenti: 1) Asseverazione di un tecnico abilitato, che specifichi il valore della trasmittanza termica degli infissi dismessi (eventualmente stimandola in base alle caratteristiche del profilato e della tipologia del vetro) e dei nuovi infissi assicurando il non superamento dei valori limite prescritti dal D.M. 26/1/10; questa asseverazione può essere sostituita da una certificazione del produttore della finestra con le stesse specifiche relative alla trasmittanza degli infissi vecchi e nuovi (documento da conservare). 2) Scheda informativa semplificata (o allegato F al “decreto edifici”, da compilare a video, anche a cura dell’utente finale senza l’ausilio del tecnico, e da inviare all’ENEA via web). Ciò vale anche per le unità immobiliari a destinazione d’uso diversa da quella residenziale (aziende, uffici, attività commerciali e produttive) purché univocamente definite come singola unità. In tutti gli altri casi (lavori in parti comuni condominiali, aziendali, ecc.) occorrono ancora asseverazione (o certificazione del produttore), attestato di qualificazione energetica (allegato A) e scheda informativa (allegato E). L’unico requisito tecnico richiesto è il valore della trasmittanza termica delle finestre comprensive di infissi che deve rispondere ai valori in tabella 2 del D.M. 26/1/10. Infine, si fa presente che l’art. 3 del DPR 59/09 stabilisce che per le metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche degli edifici si adottano le norme UNI TS 11300. Queste a loro volta precisano, alla parte 1 punto 11.1.2, che l’effetto delle chiusure oscuranti (scuri, persiane, tapparelle, ecc.) deve essere tenuto in conto nel calcolo della trasmittanza. Si ritiene quindi che, alla luce delle nuove disposizioni, possa essere considerato anche il contributo di detti elementi nel calcolo della trasmittanza delle finestre comprensive di infissi, ai fini della detrazione.

Il limite massimo di detrazione è riferito all’unità immobiliare oggetto dell’intervento e sarà eventualmente suddiviso se esistono più possessori dell’immobile che partecipano alla spesa. Per gli interventi in un condominio l’ammontare massimo di detrazione deve intendersi riferito a ciascuna delle unità immobiliari che compongono l’edificio, eccezion fatta per gli interventi di riqualificazione globale ricadenti nell’ambito di applicazione del comma 344 per i quali il tetto massimo di detrazione è unico per tutto il condominio e dovrà essere ripartito tra tutti i condomini.

Si. Infatti i soggetti ammissibili a detrazione sono i proprietari, locatari o comodatari che sostengono le spese per l’esecuzione degli interventi su unità immobiliari esistenti o su parti di esse di qualsiasi categoria catastale, anche rurali, possedute o detenute, purché riscaldate. Esistenti sono gli immobili accatastati o con richiesta di accatastamento in corso e con tributi pagati, se dovuti. Nel caso di immobili residenziali, a questi possono aggiungersi anche i familiari conviventi (il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado).

Occorrono due documenti:

1) Asseverazione di un tecnico abilitato attestante il rispetto dei requisiti richiesti dall’art. 8 del “decreto edifici” (documento da conservare). Tale asseverazione può essere anche resa nella forma di cui all’art. 4, c. 1, lettera
a) del “decreto edifici”.

2) Scheda informativa semplificata sull’intervento realizzato (allegato F) da compilare a video e da inviare all’ENEA. Per le caratteristiche dei pannelli, si può far riferimento a quanto disposto dall’art. 8 del “decreto edifici”.

Si ricorda che i pannelli solari devono possedere anche la certificazione solar keymark, obbligatoria dal 29 marzo 2013.

La DIA per quanto attiene:
– lavori di ampliamento;
– cambio di destinazione d’uso da non residenziale a residenziale con una superficie utile inferiore a 500 mq;
– interventi di sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione con una superficie utile inferiore a 500 mq; – recupero dei volumi accessori e pertinenziali.

Permesso di costruire per:
– cambi di destinazione d’uso da non residenziale a residenziale con una superficie utile superiore a 500 mq;
– interventi di sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione con una superficie utile superiore a 500 mq.
In questi casi il permesso di costruire è subordinato all’esito di una apposita conferenza di servizi da convocare entro 90 giorni dalla presentazione della domanda di permesso.

Resta comunque ferma l’acquisizione di nulla osta, autorizzazioni ed ogni altro atto di assenso previsti dalla normativa statale o regionale

Le percentuali di incremento sono le seguenti:
• 20% del volume esistente, fino ad un massimo di 70 mq di superficie per gli edifici residenziali uni-plurifamiliari e, comunque, per ogni unità immobiliare dotata di specifica autonomia funzionale;
• 20% del volume esistente, fino ad un massimo di 200 mq di superficie per gli edifici destinati a servizi socio-assistenziali.
• 20% del volume esistente, fino ad un massimo di 200 mq di superficie per gli edifici a destinazione non residenziale.
• 25% del volume esistente, fino ad un massimo di 500 mq di superficie per gli edifici utilizzati per attività produttive e artigianali.

Le domande devono essere presentate al Comune ove ricade l’intervento da realizzare.

Si, qualora non comportino aumenti di volume o superficie utile. In questo caso si intendono pertinenze dell’edificio principale: Tettoie aperte, piscine, gazebi aperti.

Si, qualora venga adeguato l’intero edificio esistente. Le percentuali di ampliamento sono le seguenti:
• fino al 35% della volumetria o della superficie utile esistente, fino ad un massimo di 90 metri quadrati, per gli edifici a destinazione residenziale, pubblica o privata, uni-plurifamiliari, unità dotate di specifica autonomia funzionale e strutture che prestano servizi socio-assistenziali, ricadenti nella zona sismica 1 o nella sottozona sismica 2a o 2b;
• fino al 25% della volumetria o della superficie utile esistente, fino ad un massimo di 80 metri quadrati, per gli edifici a destinazione residenziale, pubblica o privata, uni-plurifamiliari, unità dotate di specifica autonomia funzionale e strutture che prestano servizi socio-assistenziali, ricadenti in sottozona sismica 3a o nella sottozona sismica 3b.

Ampliamento degli edifici esistenti
• Cambio di destinazione d’uso da non residenziale a residenziale finalizzato al reperimento di alloggi a canone calmierato
• Interventi di sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione degli edifici
• Recupero dei volumi accessori e pertinenziali degli edifici esistenti

Il provvedimento si applica:
• agli edifici legittimamente realizzati ed ultimati;
• agli edifici ultimati per i quali il titolo edilizio sia stato rilasciato in sanatoria anche a seguito della formazione del silenzio assenso per decorso dei termini previsti dalla normativa sul condono;
• agli edifici non ultimati ma che abbiano ottenuto il titolo abilitativo edilizio;
• agli edifici situati in aree sottoposte a vincolo paesaggistico di cui al Dlgs 42/2004, solo previa autorizzazione dell’amministrazione preposta alla tutela del vincolo;
• agli edifici ricadenti in zona Agricola;
• agli edifici ricadenti nelle Aree Naturali Protette ove il piano di assetto lo consente o, in assenza di piano, nelle zone B – individuate dalle leggi istitutive delle Aree Naturali. (Parte della Legge impugnata dal Governo presso la Corte Costituzionale)

Il “Piano Casa” è una legge finalizzata a rilanciare i settori occupazionali, economici ed abitativi attraverso la razionalizzazione e il rinnovo del patrimonio esistente. La legge permette di incrementare la volumetria degli edifici esistenti residenziali e non residenziali, di cambiare la destinazione d’uso da non residenziale a residenziale, di intervenire con demolizioni e ricostruzioni, di recuperare a fini residenziali i volumi accessori e pertinenziali degli edifici.

Si, per 10 anni dalla dichiarazione di ultimazione dei lavori.

Si, qualora non comportino aumenti di volume o superficie utile. In questo caso si intendono pertinenze dell’edificio principale: Tettoie aperte, piscine, gazebi aperti.

Si, sono consentiti interventi di recupero a fini residenziali dei volumi accessori, pertinenziali (Soffitte, cantine, magazzini, autorimesse, rimesse, tettoie chiuse o aperte – intendendo queste ultime aperte su non più di due lati – (1)* ripostigli) con i limiti massimi previsti dal Piano Casa. Tali interventi sono cumulabili, a differenza degli altri, con gli ampliamenti, nel caso in cui riguardino tipologie residenziali unifamiliari e plurifamiliari a schiera.

(1)* modifica introdotta il 18/12/2012

Piano Casa – Volendo beneficiare degli incentivi offerti dal Piano Casa, quale incremento volumetrico è ammissibile nel caso di intervento di demolizione e ricostruzione di un fabbricato sito in zona agricola, edificato dopo il 1950, in un comune con classificazione sismica 2A, destinato in parte ad uso residenziale e per altra parte costituito da pertinenze e accessori (magazzini e cantine)?

08/08/12 – Gli incentivi offerti dal Piano Casa Regionale, consentono, in deroga alla strumentazione urbanistica, incrementi volumetrici, stabiliti dagli articoli 3, 3bis e 4 della legge, in funzione della tipologia dell’intervento, configurabile come ampliamento, adeguamento sismico o sostituzione edilizia.
Nel caso di incrementi volumetrici relativi ad un fabbricato sito in zona agricola ed in un comune con classificazione sismica 2°, possono dunque configurarsi due ipotesi:
1) Gli interventi di ampliamento consentiti dal Piano Casa Regionale possono essere connessi ad altri interventi manutentivi del fabbricato esistente. Tra questi rientra la ristrutturazione edilizia e, in particolare, la demolizione e successiva ricostruzione dell’edificio, purché nella ricostruzione si rispetti la stessa sagoma e volume del fabbricato preesistente.
Pertanto, nel caso prospettato di un fabbricato sito in un comune con classificazione sismica di zona 2°, è possibile procedere alla demolizione e ricostruzione totale del fabbricato, mantenendo la volumetria e sagoma originaria, e, nel rispetto della vigente normativa antisismica, realizzare un intervento di ampliamento con gli incrementi previsti dall’art. 3 bis, comma 1, lett. a) (35%, con un massimo superficiale di mq. 90), ripartiti proporzionalmente tra le destinazioni residenziali e accessorie (art. 3, comma 1, lett. d), come già chiarito al punto 6.3 della circolare regionale approvata con D.G.R. n° 20/2012.
2) Applicazione dell’art. 4, che disciplina gli interventi di sostituzione edilizia con demolizione e ricostruzione degli edifici.
Si tratta di un’ipotesi diversa da quella prospettata al punto precedente, perché in questo caso l’intervento di ricostruzione del fabbricato è annoverato tra quelli di “nuova costruzione” secondo la definizione data dall’art. 3, comma 1, lett. d) del T.U. 380/2001, così come già chiarito dalla seconda circolare regionale esplicativa sul Piano Casa approvata con D.G.R. n° 184/2012.
In tale ipotesi, la ricostruzione del fabbricato non soggiace ai ristretti limiti ristretti del rispetto della sagoma e volume originari, e potrà pertanto avvenire con ampia libertà progettuale e compositiva, sempre nel rispetto dell’unitarietà del fabbricato al fine di non incorrere nella violazione dell’art. 30 del D.P.R. 380/2001.
Per siffatta ipotesi, l’art. 4 del Piano Casa, con riguardo agli edifici ricadenti nelle zone territoriali omogenee “E” (Agricole), prevede incrementi della volumetria fino ad un massimo del 20% della cubatura esistente.

Il costo per redigere un APE è variabile, a seconda se si tratta di un appartamento, villa, negozio e poi entrano in gioco le metrature di ogni categoria e inoltre andranno considerate le tipologie di riscaldamento presenti ( caldaia, pompa di calore, pannelli solari etc.)

Ovviamente su internet navigando potrete trovare siti dove propongono prezzi veramente bassi dai 30 ai 70 € , ma attenzione alle offerte troppo vantaggiose perché potrebbero nascondere sgradevoli sorprese.

Forse per valutare un prezzo corretto come utente vi potrebbe essere utile questa mia analisi :

  • Considerate che utilizzare softtware aggiornati per la redazione dell’APE costano parecchio e su ogni singolo attestato questo prezzo di ammortamento anche se in piccolissima percentuale va considerato. Oltre tutto chi redige APE non conformi alla CTI del 2009 e la conformità di calcolo dell UNI TS 11300, rischia di vedersi valere il proprio certificato di prestazione energetica.
  • Come da OBBLIGO di legge il professionista è tenuto ad effettuare un sopralluogo nell’immobile in oggetto per verificare : Muri, Finestre, sistema di riscaldamento, posizione immobile, piano, altezze e se necessario se sprovvisti di pianta catastale effettuare la visura ed un piccolo rilievo di controllo.
  • L’APE nello studio professionale deve essere effettuata da una persona che ha eseguito dei corsi di aggiornamento in questo particolare settore (architetto o ingegnere) ed è stato formato all’utilizzo di questi software per l’inserimento dei dati tecnici dai quali poi si ricaverà il valore di prestazione energetica del vostro immobile.
  • In alcune Regioni in Italia il professionista è obbligato per redigere l’APE ad iscriversi ad un albo apposito dei certificatori energetici.
  • La redazione del documento richiede diverse ore di lavoro che si allungano rispetto alla complessità dell’opera.
  • Il tutto va portato a mano o per email-Pec all’ufficio della Regione e protocollato.

Quindi considerando tutti questi passaggi sopra citati sembra poco realistico che per una parcella di 30 € sia possibile riuscire ad offrire un servizio professionale serio.

Affidandoci a fonti più concrete ed affidabili comoda esempio per citarne uno Altroconsumo.it , il quale attraverso dei dati ed analisi hanno elaborato un prezzo medio corretto di 300 euro per un appartamento e di 500 euro per una villa.

Esempio Utile : Il nostro studio per un appartamento fino a 100 mq con riscaldamento autonomo a caldaia con presenza del libretto di uso e manutenzione e una pianta catastale aggiornata in vostro possesso, richiede un prezzo di € 250,00 iva inclusa.

Spero che con queste indicazioni possiate muovervi meglio nel mondo delle certificazioni energetiche e affidarvi ad un professionista che vi rilasci un preventivo della spesa prima di iniziare il lavoro, effettui tutti i passaggi necessari e sia qualificato.

 

I contribuenti che fruiscono della detrazione per interventi di recupero del patrimonio edilizio possono fruire di un’ulteriore riduzione d’imposta per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe energetica non inferiore alla A+ (A per i forni), per le apparecchiature per le quali sia prevista l’etichetta energetica, finalizzati all’arredo di immobili oggetto di ristrutturazione. La detrazione, che va ripartita tra gli aventi diritto in dieci quote annuali di pari importo, spetta sulle spese sostenute dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2016 ed è calcolata su un ammontare complessivo non superiore a 10.000 euro.
Per l’esattezza, i contribuenti ammessi a beneficiare del bonus arredi sono gli stessi che fruiscono della detrazione con la maggiore aliquota e con il maggior limite di 96.000 euro di spese ammissibili; quindi, le ristrutturazioni edilizie con spese sostenute dal 26 giugno 2012.
E’ possibile che le spese per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici siano sostenute prima di quelle per la ristrutturazione dell’immobile, a condizione che siano stati già avviati i lavori di ristrutturazione dell’immobile cui i beni sono destinati. In altri termini, basta che la data di inizio lavori sia anteriore a quella in cui sono sostenute le spese per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici; non è quindi necessario che le spese di ristrutturazione siano sostenute prima di quelle per l’arredo dell’abitazione. La data di avvio potrà essere provata dalle eventuali abilitazioni amministrative o comunicazioni richieste dalle norme edilizie, dalla comunicazione preventiva all’Asl (indicante la data di inizio dei lavori) se obbligatoria, oppure, per lavori per i quali non siano necessarie comunicazioni o titoli abitativi, da una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà (articolo 47 del Dpr 445/2000), come prescritto dal provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 2 novembre 2011 – pdf
Il contribuente che esegue lavori di ristrutturazione su più unità immobiliari avrà diritto al beneficio più volte. L’importo massimo di 10.000 euro va, infatti, riferito a ciascuna unità abitativa oggetto di ristrutturazione.
Quali beni
La detrazione spetta per le spese sostenute dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2016 per l’acquisto di:
mobili nuovi
grandi elettrodomestici nuovi di classe energetica non inferiore alla A+, (A per i forni), per le apparecchiature per le quali sia prevista l’etichetta energetica.
A titolo esemplificativo, rientrano tra i mobili agevolabili letti, armadi, cassettiere, librerie, scrivanie, tavoli, sedie, comodini, divani, poltrone, credenze, nonché i materassi e gli apparecchi di illuminazione che costituiscono un necessario completamento dell’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione.
Non sono agevolabili, invece, gli acquisti di porte, di pavimentazioni (ad esempio, il parquet), di tende e tendaggi, nonché di altri complementi di arredo.
Per quel che riguarda i grandi elettrodomestici, la norma limita il beneficio all’acquisto delle tipologie dotate di etichetta energetica di classe A+ o superiore, A o superiore per i forni, se per quelle tipologie è obbligatoria l’etichetta energetica. L’acquisto di grandi elettrodomestici sprovvisti di etichetta energetica è agevolabile solo se per quella tipologia non sia ancora previsto l’obbligo di etichetta energetica. Rientrano, per esempio, fra i grandi elettrodomestici: frigoriferi, congelatori, lavatrici, asciugatrici, lavastoviglie, apparecchi di cottura, stufe elettriche, piastre riscaldanti elettriche, forni a microonde, apparecchi elettrici di riscaldamento, radiatori elettrici, ventilatori elettrici, apparecchi per il condizionamento.
Nell’importo delle spese sostenute per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici possono essere considerate anche le spese di trasporto e di montaggio dei beni acquistati, purché le spese stesse siano state sostenute con le modalità di pagamento richieste per fruire della detrazione (bonifico, carte di credito o di debito.
La realizzazione di lavori di ristrutturazione sulle parti comuni condominiali consente ai singoli condomini (che usufruiscono pro quota della relativa detrazione) di detrarre le spese sostenute per acquistare gli arredi delle parti comuni, come guardiole oppure l’appartamento del portiere, ma non consente loro di detrarre le spese per l’acquisto di mobili e grandi elettrodomestici per la propria unità immobiliare.
In sintesi, la detrazione è collegata agli interventi:
di manutenzione ordinaria, effettuati sulle parti comuni di edificio residenziale
di manutenzione straordinaria effettuati sulle parti comuni di edificio residenziale e su singole unità immobiliari residenziali
di restauro e di risanamento conservativo, effettuati sulle parti comuni di edificio residenziale e su singole unità immobiliari residenziali
di ristrutturazione edilizia, effettuati sulle parti comuni di edificio residenziale e su singole unità immobiliari residenziali
necessari alla ricostruzione o al ripristino dell’immobile danneggiato a seguito di eventi calamitosi, anche se non rientranti nelle categorie elencati nei punti precedenti, sempreché sia stato dichiarato lo stato di emergenza
di restauro e di risanamento conservativo, e di ristrutturazione edilizia, riguardanti interi fabbricati, eseguiti da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie, che provvedano entro 18 mesi dal termine dei lavori alla successiva alienazione o assegnazione dell’immobile.
Non è richiesto che ci sia un collegamento fra i mobili e l’ambiente ristrutturato. In altri termini, l’acquisto di mobili o di grandi elettrodomestici è agevolabile anche se i beni sono destinati all’arredo di un ambiente diverso da quelli oggetto di interventi edilizi, purché l’immobile sia comunque oggetto degli interventi edilizi.
Adempimenti
Il contribuente, per avvalersi del beneficio fiscale, deve eseguire i pagamenti mediante bonifici bancari o postali, indicando:
il codice fiscale del beneficiario della detrazione
il numero di partita Iva o il codice fiscale del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato.
Come precisato nella circolare n. 7/2016, se il pagamento è disposto con bonifico bancario o postale, non è necessario utilizzare quello (soggetto a ritenuta) appositamente predisposto da banche e Poste S.p.a. per le spese di ristrutturazione edilizia.
Per esigenze di semplificazione legate alle tipologie di beni acquistabili, è consentito effettuare il pagamento degli acquisti di mobili o di grandi elettrodomestici anche mediante carte di credito o carte di debito. In questo caso, la data di pagamento è individuata nel giorno di utilizzo della carta di credito o di debito da parte del titolare, evidenziata nella ricevuta telematica di avvenuta transazione, e non nel giorno di addebito sul conto corrente del titolare stesso. Non è consentito, invece, effettuare il pagamento mediante assegni bancari, contanti o altri mezzi di pagamento
I documenti da conservare sono:
l’attestazione del pagamento (ricevuta del bonifico, ricevuta di avvenuta transazione, per i pagamenti con carta di credito o di debito, documentazione di addebito sul conto corrente)
le fatture di acquisto dei beni, riportanti la natura, la qualità e la quantità dei beni e dei servizi acquisiti.
Rispettando tutte queste prescrizioni, la detrazione può essere fruita anche nel caso di mobili e grandi elettrodomestici acquistati all’estero. Se il pagamento avviene mediante bonifico bancario o postale, la ritenuta d’acconto deve essere operata anche sulle somme accreditate su conti in Italia di soggetti non residenti. Se il destinatario del bonifico è un non residente e non dispone di un conto in Italia, il pagamento dovrà essere eseguito mediante un ordinario bonifico internazionale (bancario o postale) e dovrà riportare il codice fiscale del beneficiario della detrazione e la causale del versamento, mentre il numero di partita Iva o il codice fiscale del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato possono essere sostituiti dall’analogo codice identificativo eventualmente attribuito dal paese estero.
Novità – Bonus mobili giovani coppie
Attenzione: Le giovani coppie costituenti un nucleo familiare composto da coniugi o da conviventi more uxorio che abbiano costituito nucleo da almeno tre anni, in cui almeno uno dei due componenti non abbia superato i trentacinque anni, acquirenti di unita’ immobiliare da adibire ad abitazione principale, possono beneficiare di una detrazione Irpef del 50 per cento delle spese documentate sostenute, dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2016, per l’acquisto di mobili ad arredo della stessa unita’ abitativa. La detrazione è calcolata su un ammontare complessivo non superiore a 16.000 euro e non è cumulabile con l’ordinario bonus arredi (comma 75, articolo della legge 208/2015).

 

Per maggiori informazioni consultare il sito dell’agenzia dell’entrate – Clicca qui 

Per usufruire della detrazione, è necessario:
inviare, quando prevista, all’Azienda sanitaria locale competente per territorio, prima di iniziare i lavori, una comunicazione con raccomandata A.R., tranne nei casi in cui le norme sulle condizioni di sicurezza nei cantieri non prevedono l’obbligo della notifica preliminare alla Asl
pagare le spese detraibili tramite bonifico bancario o postale, da cui devono risultare la causale del versamento, il codice fiscale del soggetto beneficiario della detrazione e il codice fiscale o numero di partita Iva del beneficiario del pagamento.
Per usufruire della detrazione è sufficiente indicare nella dichiarazione dei redditi i dati catastali identificativi dell’immobile e, se i lavori sono effettuati dal detentore, gli estremi di registrazione dell’atto che ne costituisce titolo e gli altri dati richiesti per il controllo della detrazione.
Occorre, inoltre, conservare ed esibire a richiesta degli uffici i seguenti documenti (provvedimento del direttore dell’Agenzia delle Entrate del 2 novembre 2011 – pdf):
le abilitazioni amministrative in relazione alla tipologia di lavori da realizzare (concessione, autorizzazione o comunicazione di inizio lavori). Se queste abilitazioni non sono previste è sufficiente una dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà in cui deve essere indicata la data di inizio dei lavori e attestare che gli interventi di ristrutturazione edilizia posti in essere rientrano tra quelli agevolabili
domanda di accatastamento per gli immobili non ancora censiti
ricevute di pagamento dell’Imu, se dovuta
delibera assembleare di approvazione dell’esecuzione dei lavori e tabella millesimale di ripartizione delle spese per gli interventi riguardanti parti comuni di edifici residenziali
in caso di lavori effettuati dal detentore dell’immobile, se diverso dai familiari conviventi, dichiarazione di consenso del possessore all’esecuzione dei lavori
comunicazione preventiva contenente la data di inizio dei lavori da inviare all’Azienda sanitaria locale, se obbligatoria secondo le disposizioni in materia di sicurezza dei cantieri
fatture e ricevute fiscali relative alle spese effettivamente sostenute
ricevute dei bonifici di pagamento.

 

 

Possono beneficiare dell’agevolazione non solo i proprietari o i titolari di diritti reali sugli immobili per i quali si effettuano i lavori e che ne sostengono le spese, ma anche l’inquilino o il comodatario. In particolare, hanno diritto alla detrazione:

  • il proprietario o il nudo proprietario
  • il titolare di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione o superficie)
  • l’inquilino o il comodatario
  • i soci di cooperative divise e indivise
  • i soci delle società semplici
  • gli imprenditori individuali, solo per gli immobili che non rientrano fra quelli strumentali o merce.

La detrazione spetta anche al familiare (coniuge, parenti entro il terzo grado, affini entro il secondo grado) convivente del possessore o detentore dell’immobile, purché sostenga le spese e le fatture e i bonifici risultino intestati a lui. L’agevolazione spetta anche se le abilitazioni comunali sono intestate al proprietario dell’immobile e non al familiare che beneficia della detrazione.

La condizione di convivente o comodatario deve sussistere al momento dell’invio della comunicazione di inizio lavori.

Per coloro che acquistano un immobile sul quale sono stati effettuati interventi che beneficiano della detrazione, le quote residue del “bonus” si trasferiscono automaticamente, a meno che non intervenga accordo diverso tra le parti.

Ha diritto alla detrazione anche chi esegue i lavori in proprio, soltanto, però, per le spese di acquisto dei materiali utilizzati.

 

Per maggiori informazioni consultare il sito dell’agenzia dell’entrate – Clicca qui 

Condizioni per chiedere la detrazione

Le principali condizioni per fruire dell’agevolazione sono:

il limite massimo di spesa sul quale calcolare la detrazione è ordinariamente di 48.000 euro per unità immobiliare; il tetto sale a 96.000 euro per le spese sostenute dal 26 giugno 2012 al 31 dicembre 2016
la detrazione deve essere ripartita in 10 quote annuali di pari importo.
L’obbligo di indicare in fattura il costo della manodopera è stato soppresso dal decreto legge n. 70 del 13 maggio 2011.

Attenzione
La detrazione spetta anche nel caso di interventi di restauro e risanamento conservativo e di ristrutturazione edilizia, riguardanti interi fabbricati, eseguiti da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare e da cooperative edilizie, che provvedano entro 18 mesi dalla data di termine dei lavori alla successiva alienazione o assegnazione dell’immobile (il termine – in precedenza di 6 mesi – è stato ampliato dalla legge di Stabilità per il 2015).

I lavori sulle unità immobiliari residenziali e sugli edifici residenziali per i quali spetta l’agevolazione fiscale sono:

quelli elencati alle lettere b), c) e d) dell’articolo 3 del Dpr 380/2001 (Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia). In particolare, la detrazione riguarda le spese sostenute per interventi di manutenzione straordinaria, per le opere di restauro e risanamento conservativo e per i lavori di ristrutturazione edilizia effettuati sulle singole unità immobiliari residenziali di qualsiasi categoria catastale, anche rurali e sulle loro pertinenze
quelli indicati alle lettere a), b), c) e d) dell’articolo 3 del Dpr 380/2001 (manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, restauro e risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia), effettuati su tutte le parti comuni degli edifici residenziali
quelli necessari alla ricostruzione o al ripristino dell’immobile danneggiato a seguito di eventi calamitosi, anche se questi lavori non rientrano nelle categorie indicate nei precedenti punti e a condizione che sia stato dichiarato lo stato di emergenza
quelli relativi alla realizzazione di autorimesse o posti auto pertinenziali, anche a proprietà comune
quelli finalizzati all’eliminazione delle barriere architettoniche, aventi ad oggetto ascensori e montacarichi (ad esempio, la realizzazione di un elevatore esterno all’abitazione)
quelli per la realizzazione di ogni strumento che, attraverso la comunicazione, la robotica e ogni altro mezzo di tecnologia più avanzata, sia idoneo a favorire la mobilità interna ed esterna all’abitazione per le persone portatrici di handicap gravi, ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 104/1992. La detrazione compete unicamente per le spese sostenute per realizzare interventi sugli immobili, mentre non spetta per le spese sostenute in relazione al semplice acquisto di strumenti, anche se diretti a favorire la comunicazione e la mobilità interna ed esterna. Pertanto, a titolo di esempio, non rientrano nell’agevolazione i telefoni a viva voce, gli schermi a tocco, i computer, le tastiere espanse. Tali beni, tuttavia, sono inquadrabili nella categoria dei sussidi tecnici e informatici per i quali, a determinate condizioni, è prevista la detrazione Irpef del 19%
quelli di bonifica dall’amianto e di esecuzione di opere volte ad evitare gli infortuni domestici. Con riferimento alla sicurezza domestica, non dà diritto alla detrazione il semplice acquisto, anche a fini sostitutivi, di apparecchiature o elettrodomestici dotati di meccanismi di sicurezza, in quanto tale fattispecie non integra un intervento sugli immobili (ad esempio non spetta alcuna detrazione per l’acquisto di una cucina a spegnimento automatico che sostituisca una tradizionale cucina a gas). L’agevolazione compete, invece, anche per la semplice riparazione di impianti insicuri realizzati su immobili (per esempio, la sostituzione del tubo del gas o la riparazione di una presa malfunzionante). Tra le opere agevolabili rientrano l’installazione di apparecchi di rilevazione di presenza di gas inerti, il montaggio di vetri anti-infortunio, l’installazione del corrimano
quelli relativi all’adozione di misure finalizzate a prevenire il rischio del compimento di atti illeciti da parte di terzi. Per “atti illeciti” si intendono quelli penalmente illeciti (per esempio, furto, aggressione, sequestro di persona e ogni altro reato la cui realizzazione comporti la lesione di diritti giuridicamente protetti). In questi casi, la detrazione è applicabile unicamente alle spese sostenute per realizzare interventi sugli immobili. Non rientra nell’agevolazione, per esempio, il contratto stipulato con un istituto di vigilanza
quelli finalizzati alla cablatura degli edifici, al contenimento dell’inquinamento acustico, al conseguimento di risparmi energetici, all’adozione di misure di sicurezza statica e antisismica degli edifici, all’esecuzione di opere interne.
Oltre alle spese necessarie per l’esecuzione dei lavori, ai fini della detrazione è possibile considerare anche:

le spese per la progettazione e le altre prestazioni professionali connesse
le spese per prestazioni professionali comunque richieste dal tipo di intervento
le spese per la messa in regola degli edifici ai sensi del DM 37/2008 – ex legge 46/90 (impianti elettrici) e delle norme Unicig per gli impianti a metano (legge 1083/71)
le spese per l’acquisto dei materiali
il compenso corrisposto per la relazione di conformità dei lavori alle leggi vigenti
le spese per l’effettuazione di perizie e sopralluoghi
l’imposta sul valore aggiunto, l’imposta di bollo e i diritti pagati per le concessioni, le autorizzazioni e le denunzie di inizio lavori
gli oneri di urbanizzazione
gli altri eventuali costi strettamente collegati alla realizzazione degli interventi nonché agli adempimenti stabiliti dal regolamento di attuazione degli interventi agevolati (decreto n. 41 del 18 febbraio 1998).
Gli interventi di manutenzione ordinaria sono ammessi all’agevolazione solo quando riguardano le parti comuni. La detrazione spetterà ad ogni condomino in base alla quota millesimale.

Attenzione: gli interventi relativi all’adozione di misure antisismiche e all’esecuzione di opere per la messa in sicurezza statica rientrano fra i lavori che fruiscono della detrazione per lavori di ristrutturazione, a condizione che siano realizzati sulle parti strutturali degli edifici o complessi di edifici collegati strutturalmente e comprendano interi edifici (se riguardano i centri storici, devono essere eseguiti sulla base di progetti unitari e non su singole unità immobiliari).
Per queste spese, le cui procedure autorizzatorie siano state attivate a decorre dal 4 agosto 2013, su edifici ricadenti nelle zone sismiche ad alta pericolosità (zone 1 e 2, identificate con l’ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3274 del 20 marzo 2003), riferite a costruzioni adibite ad abitazione principale o ad attività produttive, la detrazione, calcolata su un ammontare massimo di 96.000 euro per unità immobiliare, è del 65% fino al 31 dicembre 2016.

Per maggiori informazioni consultare il sito dell’agenzia dell’entrate – Clicca qui !

Chi sostiene spese per i lavori di ristrutturazione edilizia può fruire della detrazione d’imposta Irpef pari al 36%. Per le spese sostenute dal 26 giugno 2012 al 31 dicembre 2016, la detrazione Irpef sale al 50%.

Una detrazione del 50% spetta anche sulle ulteriori spese sostenute, dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2016, per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+, nonché A per i forni, per le apparecchiature per le quali sia prevista l’etichetta energetica, finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione.

La detrazione è, invece, pari al 65% delle spese effettuate, dal 4 agosto 2013 al 31 dicembre 2016, per interventi di adozione di misure antisismiche su costruzioni adibite ad abitazione principale o ad attività produttive che si trovano in zone sismiche ad alta pericolosità.

Per le prestazioni di servizi relative agli interventi di recupero edilizio, di manutenzione ordinaria e straordinaria, realizzati sugli immobili a prevalente destinazione abitativa privata, si applica l’aliquota Iva agevolata del 10%.

Per maggiori informazioni consultare il sito ufficiale dell’agenzia delle entrate – clicca qui !

Cos’è l’A.P.E.

La certificazione energetica è una procedura di valutazione – prevista già dalle Direttive europee 2002/91/CE, 2004/8/CE, 2006/32/CE, 2009/125/CE, 2010/31/UE e 2012/27/UE sull’efficienza energetica (che modifica le direttive 2009/125/CE e 2010/30/UE e abroga le direttive 2004/8/CE e 2006/32/CE) – che attesta la prestazione o rendimento energetico di un edificio.

L’Attestato di Prestazione Energetica è il risultato di una procedura di calcolo che permette di valutare il rendimento energetico di un edificio al fine di valutare quanta energia viene dispersa rispetto a quella che è stata utilizzata per tenere lo stesso in condizioni di comfort (D.L. n. 63/2013 convertito in L. n. 90/2013), ovvero è «il documento, redatto e rilasciato da esperti qualificati e indipendenti che attesta la prestazione energetica di un edificio attraverso l’utilizzo di specifici descrittori e fornisce raccomandazioni per il miglioramento dell’efficienza energetica».

Al riguardo l’art. 2 del D.P.R. n.75/2013 stabilisce e definisce i criteri di accreditamento per assicurare la qualificazione e l’indipendenza dei soggetti abilitati al rilascio della certificazione energetica.

L’attestato deve essere redatto in conformità alle prescrizioni normative, in tema di calcolo della prestazione energetica. Dal 1° ottobre 2015, sono entrate in vigore le nuove Linee guida del MISE -Decreto Interministeriale 26 giugno 2015, attuativo della Legge 90/2013 recante “Applicazione delle metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche e definizione delle prescrizioni e dei requisiti minimi degli edifici” – ed i Decreti Interministeriali 26 giugno 2015 concernenti: “Schemi e modalità di riferimento per la compilazione della relazione tecnica di progetto ai fini dell’applicazione delle prescrizioni e dei requisiti minimi di prestazione energetica negli edifici” e “Adeguamento del decreto del Ministro dello sviluppo economico, 26 giugno 2009 – Linee guida nazionali per la certificazione energetica degli edifici”;

L’APE deve essere messo a disposizione in fase di costruzione, compravendita o locazione. In esso devono essere riportati dati di riferimento che consentano di valutare il rendimento energetico dell’edificio e prendere atto delle raccomandazioni per il miglioramento dello stesso in termini di costi-benefici. Il rendimento energetico di un edificio è espresso da un indicatore “indice di prestazione energetica globale” (IPEG) espresso in kWh/mq*anno (cioè consumo annuo espresso in chilowattora per ogni metro quadrato di abitazione) che ne consente la classificazione.
Chi rilascia l’A.P.E.

Il D.P.R. 75/2013 del 16/04/2013 art. 2 in vigore dal 12/07/2013 stabilisce che i professionisti abilitati al rilascio della certificazione sono quei professionisti che soddisfano i seguenti criteri: laurea in ingegneria, architettura, agraria, scienze forestali, diplomati periti industriali, geometri e periti agrari iscrizione al proprio ordine o collegio professionale abilitazione all’esercizio della professione, in relazione alla progettazione di edifici ed impianti (nell’ambito delle proprie specifiche competenze, attribuite dalla legislazione vigente).

Nuove modalità di acquisizione degli attestati di prestazione energetica (APE)

La Regione Lazio sta implementando le procedure per la realizzazione di un sistema informativo per la certificazione energetica degli edifici che consentirà ai soggetti abilitati di compilare, caricare e trasmettere gli APE.

Presso la scrivente Area della Direzione Regionale Risorse Idriche e Difesa del Suolo è stato attivato, a partire dal 10 giugno 2016, un servizio di posta elettronica certificata (PEC) per la ricezione degli APE, che dovranno essere inviati ai seguenti indirizzi:

a) aperomacapitale1@regione.lazio.legalmail.it per i Municipi da I a VIII di Roma Capitale

b) aperomacapitale2@regione.lazio.legalmail.it per i Municipi da IX a XV di Roma Capitale

c) apeprovinciaroma@regione.lazio.legalmail.it per la Città Metropolitana di Roma Capitale

d) apeprovincelazio@regione.lazio.legalmail.it per le altre Province del Lazio

Il professionista dovrà trasmettere alla Regione Lazio copia dell’APE, tramite PEC, esclusivamente dal lunedì al venerdì dalle ore 8.00 alle 18.00, festivi esclusi.

A partire dal 1 luglio 2016 gli attestati inviati con altre modalità (posta, consegna a mano, mail, ecc.) o in una fascia oraria diversa da quella suindicata, non saranno presi in carico dalla Regione.

Il professionista dovrà allegare alla PEC i seguenti documenti:
l’attestato di prestazione energetica debitamente firmato in formato PDF ovvero con firma digitale;

l’attestato di prestazione energetica in formato XML (il file non andrà allegato sino a nuova comunicazione);

l’autodichiarazione, redatta ai sensi del D.P.R. 445/2000, con la quale il professionista dovrà attestare il possesso dei requisiti prescritti dalla legge per la redazione dell’attestato (vedere allegato).
Ai fini della presa in carico dell’APE, il campo “oggetto” della PEC dovrà essere obbligatoriamente compilato con una stringa contenente i seguenti dati, divisi dal simbolo underscore: anno, mese, provincia, comune, classe energetica, cognome e nome del professionista (senza spazio), campo alfanumerico di 4 lettere/numeri a disposizione del professionista per le proprie esigenze (numero progressivo di invio).

Esempio

1) Bianchi Marco, professionista qualificato, invia un APE relativo ad un immobile con “classe energetica B” sito in Aprilia (LT) il 27/06/2016. La mail inviata all’indirizzo apeprovincelazio@regione.lazio.legalmail.it avrà il seguente oggetto:
2016_06_LT_Aprilia_B_BianchiMarco_campo di 4 lettere/numeri

2) Verdi Giuseppe, professionista qualificato, invia un APE relativo ad un immobile con “classe energetica C” sito in Roma, Via Giacinto Carini (RM – Municipio XII) il 29/06/2016. La mail inviata all’indirizzo aperomacapitale2@regione.lazio.legalmail.it avrà il seguente oggetto:

2016_06_RM_MunicipioXII_C_VerdiGiuseppe_campo di 4 lettere/numeri

3) Rossi Mario, professionista qualificato, invia un APE relativo ad un immobile con “classe energetica A” sito in Roma, Via Ugo Ojetti (RM – Municipio III) il 01/07/2016. La mail inviata all’indirizzo aperomacapitale1@regione.lazio.legalmail.it avrà il seguente oggetto:

2016_07_RM_MunicipioIII_A_RossiMario_campo di 4 lettere/numeri

Per gli APE che necessitano di protocollazione (dopo l’invio con la PEC) è possibile recarsi presso lo sportello di Roma, Via Capitan Bavastro 108, i martedì dalle ore 10 alle 12

 

Per maggiori informazioni consultare il sito ufficiale della regione Lazio –  Ambiente. clicca qui !

La proroga del Piano Casa è  fino al 31 gennaio 2017. 

Di conseguenza si allungano di 24 mesi anche gli altri termini temporali previsti dalla legge, come il titolo in base al quale si possono fare gli interventi, che deve essere stato rilasciato entro il 31 dicembre 2013 e non più entro il 28 agosto 2011.

Numerose le modifiche che la nuova legge apporta alla legge istitutiva 21/2009 (modificata da ultimo dalla 12/2012).

Viene eliminata la premialità che consisteva in un aumento di cubatura del 10% sulla volumetria prevista dal piano attuativo del piano regolatore per le costruzioni in aree libere edificabili. Di conseguenza la premialità consiste solo nel cambio di destinazione d’uso.

Sono introdotte norme che vincolano le risorse aggiuntive derivanti dal Piano Casa alla realizzazione di opere e servizi pubblici; se non è possibile realizzarli, è prevista la ‘monetizzazione degli standard urbanistici’, ossia un pagamento sostitutivo vincolato alle modifiche introdotte.

Sale dal 30 al 10% la percentuale dei nuovi interventi sulle aree libere da destinare ad housing sociale. Per quanto riguarda invece gli interventi sull’esistente, cioè sugli edifici dismessi o mai utilizzati al 31 dicembre 2013, la percentuale passa dal 30 al 43%, con un ulteriore 10% se l’housing sociale riguarda altri edifici già realizzati o in costruzione, di proprietà dello stesso soggetto privato.

Si favoriscono gli interventi di rigenerazione urbana (demolizioni e ricostruzioni, cambi di destinazione) sulla città costruita, aumentando del 50% gli oneri di costruzione nelle aree non edificate.

È prevista la possibilità di eseguire interventi di sostituzione edilizia nelle fasce di rispetto, a patto che la ricostruzione avvenga nello stesso lotto o in uno confinante al di fuori delle fasce stesse.

Viene stabilito il principio della ruralità multifunzionale attraverso l’introduzione delle attività connesse e compatibili con la destinazione agricola quali: agriturismo e turismo rurale; trasformazione e vendita diretta di prodotti agricoli; ristorazione e degustazione dei prodotti tipici; attività culturali, didattiche, sociali e teraupetiche-riabilitative. Tali attività saranno disciplinate da apposito regolamento.

Si darà poi la possibilità di demolire, ricostruire con sagoma diversa e delocalizzare all’interno della stessa azienda agricola gli edifici esistenti e consentirne la rifunzionalizzazione per altre attività agricole o per quelle connesse e compatibili, senza modificarne la destinazione.

Con la nuova legge, la Regione Lazio intende contrastare il consumo del suolo ed aiutare le persone con un reddito basso ad ottenere un’abitazione a condizioni favorevoli. “Si tratta di modifiche importanti che forniscono un quadro di certezze ai cittadini e ai Comuni” ha detto il presidente Nicola Zingaretti, che ha aggiunto: “puntiamo sulla qualità e sulla rigenerazione urbana senza andare a consumare ulteriore suolo. Una legge che tutela il territorio regionale da colate di cemento e dai saccheggi che hanno devastato il paesaggio” ha concluso Zingaretti.

Come si applica il Piano Casa
La Legge Regionale n. 10/2011, approvata lo scorso agosto dal Consiglio Regionale, integra ed apporta sostanziali modifica alla Legge Regionale n. 21/09 e che più semplicemente identifica il “Piano Casa della Regione Lazio”.
Il provvedimento, sicuramente innovativo, amplia le possibilità offerte ai cittadini ed alle imprese di intervenire sull’edilizia esistente a favore soprattutto dell’offerta abitativa.

Il provvedimento si applica a tutti gli edifici realizzati legittimamente ma anche a quelli che hanno acquisito il titolo abilitativo, ivi compreso il caso della formazione del silenzio assenso, in sanatoria. E’ applicabile, altresì, anche a quelli non ultimati purché abbiano il titolo abilitativo edilizio.

La legge offre possibilità di ampliamento anche alle abitazioni esistenti in zone agricole e, con alcune prescrizioni, a quelle ricadenti nelle aree naturali protette; non pone più il limite dei 1.000 mc del fabbricato esistente su cui applicare l’ampliamento del 20%, che comunque rimane fissato ad un massimo di 70 mq.

Particolare attenzione è rivolta agli aspetti paesaggistici ed ambientali. A tale scopo sono vietate le trasformazioni all’interno degli insediamenti urbani storici (come individuati dal Piano Paesistico Regionale), nelle aree a rischio idrogeologico e nei complessi rurali realizzati prima del 1930, oltre che nelle aree particolarmente delicate dal punto di vista idrogeologico ed in quelle di demanio marittimo.

Sono previsti, inoltre, una serie di possibili interventi, di iniziativa pubblica e/o privata, volti al cambio di destinazione d’uso degli edifici non residenziali dismessi o non completati, con la finalità di recuperare tali volumetrie ai fini residenziali, riservando un quota compresa fra il 30 ed il 35% da destinare a locazione a canone concordato (housing sociale).

La Regione Lazio con le modifiche apportate alla legge regionale 21/09 di fatto ha recepito il “Piano Città” contenuto nel Decreto Legislativo “Sviluppo” assegnando un forte e decisivo ruolo ai Comuni nel definire le aree su cui è possibile la “riqualificazione incentivata”.

Infine, la legge chiarisce ulteriormente ed interviene sulla parte relativa alla semplificazione delle procedure che attengono gli aspetti della pianificazione attuativa degli strumenti urbanistici vigenti.
La Direzione Regionale Territorio e Urbanistica ha provveduto ad elaborare un documento di sintesi che schematizza, anche attraverso esempi grafici, il contenuto della legge.

La collaborazione con i cittadini sarà preziosa al fine di monitorare le problematiche più frequenti in merito al Piano Casa della Regione Lazio così da consentire una corretta lettura e univocità di applicazione della normativa e fornire opportuni indirizzi alle Amministrazioni Comunali e ai cittadini. Pertanto le domande pervenute saranno tutte attentamente vagliate, suddivise in aree tematiche ed oggetto di approfondimento da parte della Direzione che provvederà a rispondere attraverso nuove FAQ e/o specifiche Circolari.

Per maggiori informazioni consultare il sito della Regione Lazio – Urbanistica. Clicca qui !

Chi può fare la richiesta
Il proprietario dell’immobile o chi ne abbia titolo (Affittuario, Usufruttuario o Compromissario acquirente se autorizzati dal proprietario).

Quando fare la richiesta
La Denuncia di Inizio Attività, D.I.A. (ex SUPERDIA), è una istanza ONEROSA, ossia soggetta al versamento di oneri concessori e viene presentata quando si vogliono eseguire le seguenti tipologie di lavori:
– interventi di ristrutturazione edilizia ai sensi dell’ art. 22 c. 3 del D.P.R. 380/01;
– varianti in corso d’opera ad istanze in corso di validità;
– interventi in sanatoria ai sensi dell’ art. 22 c. 2 lett. “b” della L.R. 15/2008;

Cosa fare
Una Denuncia di Inizio Attività ( D.I.A.) corredata dell’autorizzazione del proprietario, se il richiedente è affittuario o titolare di altro diritto sull’immobile, o di tutti comproprietari se i lavori sono eseguiti da un solo comproprietario, redatta, in carta semplice, su apposito modulo, corredata di tutta la documentazione richiesta all’interno del modulo stesso tra cui la relazione tecnica asseverata compilata seguendo l’apposito modulo, ed in particolare la nomina della ditta esecutrice dei lavori oggetto dell’ istanza, la quale dovrà essere in regola con la documentazione prevista dal DLgs 9 aprile 2008 n°81 art. 90 c.9 lettera a) e b). Per le opere già realizzate o in corso di realizzazione, soggette a D.I.A. in sanatoria ai sensi dell’ art. 22 c. 2 lett. “b” della L.R. 15/2008, vedi paragrafo successivo denominato “Sanzioni”.

Tempi
La D.I.A. è sottoposta ad un termine massimo di efficacia di tre anni ed i lavori possono iniziare dopo trenta giorni dalla presentazione della stessa e comunque non prima:
– del rilascio, nel caso di immobile sottoposto al vincolo, del nulla osta da parte dell’Ente ad esso preposto;
– dell’ autorizzazione sismica, da parte dei competenti uffici dell’ Area Genio Civile di Roma, per le opere in cemento armato o strutture equivalenti.

Fine Lavori
Al termine dei Lavori il richiedente dell’ istanza deve comunicare all’Ufficio Tecnico la data di ultimazione degli stessi ed allegare un certificato di collaudo finale, sottoscritto dal Direttore dei lavori, che attesti la conformità dell’opera al progetto presentato seguendo l’ apposito modulo, nonché la ricevuta dell’avvenuta richiesta di variazione catastale o la dichiarazione che non sono intervenute modifiche di classamento.
Quanto costa
I diritti di segreteria da pagare all’Ufficio Cassa – con sede in via Ignazio Silone I Ponte – previo ritiro della reversale compilata a cura dell’Ufficio Tecnico, risultano così articolati:
Progetti con superficie lorda fino a mq. 200 = € 401,24;
Progetti con superficie lorda fino a mq. 500 = € 601,24;
Progetti con superficie lorda fino a mq. 1000 = € 801,24;
Progetti con superficie lorda oltre a mq. 1000 = € 1001,24.
per le Varianti in Corso d’opera non essenziali ad istanze già presentate i diritti di segreteria devono essere corrisposti nella misura corrispondente al 50% in funzione del tipo di intervento determinato.
Sanzioni
In caso di lavori, assoggettabili a D.I.A., iniziati o già terminati, in assenza di denuncia, si può legittimare l’intervento edilizio presentando una D.I.A. in sanatoria ai sensi dell’ art. 22 c. 2 lett. “b” della L.R. 15/2008, soggetta ad una sanzione di importo paria al doppio dell’incremento di valore di mercato dell’immobile conseguente alla esecuzione delle opere, determinato con riferimento alla data di applicazione dell’oblazione; qualora, in relazione della tipologia di abuso accertato, non sia possibile determinare l’incremento del valore di mercato, si applica una sanzione pecuniaria pari al triplo del costo di costruzione, dell’opera realizzata o in corso di realizzazione, determinato dal computo metrico estimativo delle opere calcolate in base al Tariffario Regionale dei Prezzi vigente.
Per tali lavori, è necessario presentare una domanda, redatta in carta semplice e compilata su apposito modulo , corredata di tutta la documentazione richiesta all’ interno del modulo stesso, tra cui la relazione tecnica asseverata compilata seguendo l’ apposito modulo. Nel caso in esame i diritti di segreteria sono di €. 501,24 per i soli progetti superficie lorda fino a mq. 200, mentre per i progetti con superficie lorda fino superiore a mq. 200 sono confermati i diritti schematizzati nel paragrafo “Quanto costa”.

Monetizzazione degli standard urbanistici

Nei casi in cui l’intervento preveda aumento di carico urbanistico, è necessario presentare presso la U.O.T. del Municipio una richiesta di monetizzazione degli standards urbanistici, redatta in carta semplice e compilata su apposito modulo, corredata di tutta la documentazione richiesta all’ interno del modulo stesso.
Metodo di pagamento
Il pagamento dei diritti di segreteria, degli oneri concessori dovuti e dell’eventuale sanzione, se sommati fra loro danno un importo inferiore a €.1.000, possono essere effettuati, in contanti, direttamente presso la cassa municipale o usufruendo della procedura “reversale on-line” sul sito municipale. I pagamenti di entità superiore a €.1.000 devono essere effettuati con Assegno Circolare intestato a “TESORERIA ROMA CAPITALE” o tramite Bonifico Bancario la cui ricevuta andrà necessariamente allegata all’istanza. Per i pagamenti di entità superiore a €. 5.000,00, ai fini di adempiere al D.Lgs n. 231 del 21/11/2007, l’ utente dove compilare un questionario in triplice copia da consegnare alla cassa, unitamente ai documenti validi richiesti ai sensi dell’ art. 2 della normativa antiriciclaggio.
Norme di riferimento
D.P.R. 380/01 e ss.mm.ii.;
Legge Regionale n° 15/2008;
Legge 122/2011;
Regolamento Edilizio del Comune di Roma;
Regolamento Edilizio Sanitario del Comune di Roma;
D.Lgs 42/04 Codice dei beni culturali e del paesaggio;
Decreto Ministeriale 37/2008 (Impianti tecnologici);
Delibera C.C. n° 73 del 30 luglio 2010; Delibera A.C. n° 49 del 08 luglio 2011;
L. 241/90 art. 19, così come modificato dal D.L. 70/2011;
Legge 106/2011.

Per vedere tutte le richieste come SCIA – DIA – PdC e Sanatorie consultare il sito del comune di Roma Capitale con gli ultimi aggiornamenti normativi relativi al tuo municipio – clicca qui !

Chi può fare la richiesta
Il proprietario dell’immobile o chi ne abbia titolo (Affittuario, Usufruttuario o Compromissario acquirente, autorizzati dal proprietario).

Quando fare la richiesta
Quando si vogliono eseguire le seguenti tipologie di lavori:
– interventi di manutenzione straordinaria su strutture portanti;
– interventi di manutenzione ordinaria di cui all’ art. 24 c. 21 delle N.T.A. del P.R.G.;
– interventi di restauro e risanamento conservativo;
– parcheggi pertinenziali;
– parcheggi a raso su aree asservite a fabbricati esistenti;
– varianti in corso d’ opera ad istanze in corso di validità;
– varianti in corso d’ opera, non essenziali, a Permessi di Costruire;
– interventi in sanatoria ai sensi dell’art. 37 comma 5 del D.P.R. 380/01 e art. 22 c. 2 lett. “c” della L.R. 15/2008. – intervento di CdU2 consistente nel cambio di destinazione d’uso all’interno della stessa categoria generale se non connesso ad intervento di ristrutturazione edilizia pesante.

Cosa fare 
Una Segnalazione Certificata di Inizio Attività ( S.C.I.A.) corredata dell’autorizzazione del proprietario, se il richiedente è affittuario o titolare di altro diritto sull’immobile, o di tutti comproprietari se i lavori sono eseguiti da un solo comproprietario, redatta, in carta semplice, su apposito modulo, corredata di tutta la documentazione richiesta all’ interno del modulo stesso ed in particolare la nomina della ditta esecutrice dei lavori oggetto dell’ istanza, la quale dovrà essere in regola con la documentazione prevista dal DLgs 9 aprile 2008 n°81 art. 90 c.9 lettera a) e b). Per le opere già realizzate o in corso di realizzazione, soggette a S.C.I.A. in sanatoria ai sensi dell’ art. 22 c. 2 lett. “c” della L.R. 15/2008, vedi paragrafo successivo denominato “Sanzioni”.

Tempi
La S.C.I.A. è sottoposta ad un termine massimo di efficacia di tre anni ed i lavori possono iniziare il giorno della presentazione della stessa e comunque non prima:
– del rilascio, nel caso di immobile sottoposto al vincolo, del nulla osta da parte dell’Ente ad esso preposto;
– dell’ autorizzazione sismica, da parte dei competenti uffici dell’ Area Genio Civile di Roma, per le opere in cemento armato o strutture equivalenti.

Fine Lavori
Al termine dei Lavori il richiedente dell’ istanza deve comunicare all’Ufficio Tecnico la data di ultimazione degli stessi ed allegare un certificato di collaudo finale, sottoscritto dal Direttore dei lavori, che attesti la conformità dell’opera al progetto presentato seguendo l’ apposito modulo, nonché la ricevuta dell’avvenuta richiesta di variazione catastale o la dichiarazione che non sono intervenute modifiche di classamento.

Quanto costa
€. 251,24 (€. 126,24 per le Varianti in Corso d’ opera non essenziali ad istanze già presentate) di diritti di segreteria da pagare all’Ufficio Cassa – con sede in via Ignazio Silone I Ponte – previo ritiro della reversale compilata a cura dell’Ufficio Tecnico.
Sanzioni
In caso di lavori, assoggettabili a S.C.I.A., iniziati o già terminati, in assenza di denuncia, si può legittimare l’intervento edilizio presentando una S.C.I.A. in sanatoria soggetta ad una sanzione variabile a seconda della categoria di appartenenza dell’intervento e comunque in misura non inferiore ad Euro 1000,00. Nel caso in esame i diritti di segreteria sono di €. 501,24.

 

Metodo di pagamento
Il pagamento dei diritti di segreteria possono essere effettuati, in contanti, direttamente presso la cassa municipale o usufruendo della procedura “reversale on-line” sul sito municipale. Il pagamento dell’eventuale sanzione superiore a €. 1.000 deve essere effettuato con Assegno Circolare intestato a “TESORERIA ROMA CAPITALE” o tramite Bonifico Bancario la cui ricevuta andrà necessariamente allegata all’istanza. Per i pagamenti di entità superiore a €. 5.000,00, ai fini di adempiere al D.Lgs n. 231 del 21/11/2007, l’ utente deve compilare un questionario in triplice copia da consegnare alla cassa, unitamente ai documenti validi richiesti ai sensi dell’ art. 2 della normativa antiriciclaggio.

Norme di riferimento

D.P.R. 380/01 e ss.mm.ii.;
Legge Regionale n° 15/2008;
Legge 122/2011;
Regolamento Edilizio del Comune di Roma;
Regolamento Edilizio Sanitario del Comune di Roma;
D.Lgs 42/04 Codice dei beni culturali e del paesaggio;
Decreto Ministeriale 37/2008 (Impianti tecnologici);
Delibera A.C. n° 49 del 08 luglio 2011;
L. 241/90 art. 19, così come modificato dal D.L. 70/2011;
Legge 106/2011.

Per vedere tutte le richieste come SCIA – DIA – PdC e Sanatorie consultare il sito del comune di Roma Capitale con gli ultimi aggiornamenti normativi relativi al tuo municipio – clicca qui !

La C.I.L.A. (comunicazione inizio lavori asseverata), chi può fare la richiesta ?
Il proprietario dell’immobile o chi ne abbia titolo (Affittuario, Usufruttuario o Compromissario acquirente, autorizzati dal proprietario).

Quando fare la richiesta 
Quando si vogliono eseguire le seguenti tipologie di lavori, previste dall’art. 6 del D.P.R 6 giugno 2001 n. 380 così come modificato dall’art. 5 del D.L 25 marzo 2010 n. 40 convertito in legge dalla L. 22 maggio 2010 n. 73 e ss.mm.ii.:

– interventi di manutenzione straordinaria di cui all’ art. 3, comma 1 lett. b) del D.P.R. 380/01, ivi compresa l’apertura di porte interne o lo spostamento di pareti interne, sempre che non riguardino le parti strutturali dell’ edificio;

– modifiche interne di carattere edilizio sulla superficie coperta dei fabbricati adibiti ad esercizio d’impresa, sempre che non riguardi
no le parti strutturali, ovvero le modifiche della destinazione d’uso dei locali adibiti ad esercizio d’impresa.


Fine Lavori e variazione catastale
E’ opportuno che, il richiedente dell’ istanza, terminati i Lavori, comunichi all’Ufficio Tecnico la data di ultimazione degli stessi allegando alla stessa un certificato di collaudo finale, sottoscritto dal Direttore dei Lavori, che attesti la conformità dell’opera al progetto presentato. E’ necessario invece presentare la ricevuta dell’avvenuta richiesta di variazione catastale o la dichiarazione che non sono intervenute modifiche di classamento. 

Tempi 
I lavori possono iniziare a partire dalla data della presentazione della documentazione suindicata.

Quanto costa 
€. 251,24 di diritti di segreteria.

Sanzioni
La mancata comunicazione dell’inizio lavori ovvero la mancata trasmissione della relazione tecnica comporta il pagamento di €. 251,24 di diritti di segreteria e di una sanzione pecuniaria pari ad €. 1.000,00. Tale sanzione è ridotta di due terzi (€. 333,00) quando la comunicazione, se pure tardiva, viene fatta spontaneamente e l’intervento è in corso di esecuzione. 

Metodo di pagamento
Il pagamento dei diritti di segreteria e dell’eventuale sanzione verrà effettuata, contestualmente alla presentazione dell’istanza, attraverso il canale telematico del sistema SUET.

Norme di riferimento 
D.P.R 6 giugno 2001 n. 380 e ss.mm.ii.;
Normativa comunale ( N.T.A. del PRG vigente, R.E.G., ecc…. ).
Ultimo aggiornamento: 13 maggio 2016

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